La Realtà Virtuale (VR) sta assumendo un ruolo sempre più strategico nella formazione aziendale, in particolare nei contesti industriali e nella formazione su sicurezza ed ergonomia. Gli approcci immersivi permettono di superare i limiti dell’apprendimento tradizionale, offrendo esperienze pratiche, sicure e altamente coinvolgenti. È per questo che EMPAIRED crede nel proprio progetto: utilizzare la VR come strumento concreto per migliorare sicurezza ed ergonomia attraverso esperienze immersive e pratiche.

In questa intervista, Francesca Bonelli, esperta di formazione e innovazione didattica, condivide la sua esperienza nell’uso della VR, riflettendo su applicazioni reali, esempi concreti e prospettive future sull’evoluzione della formazione immersiva.

Mi chiamo Francesca Bonelli. Lavoro come consulente e learning designer specializzata in formazione e innovazione educativa e sono anche la legale rappresentante di ISI-Rife, ente di formazione e fornitore di servizi attivo nell’educazione professionale, nella consulenza aziendale e nello sviluppo di progetti innovativi.

ISI-Rife è cresciuta attraverso un percorso di lungo periodo focalizzato sulla qualità dell’apprendimento, sulla costruzione di solide connessioni tra formazione e mercato del lavoro e su un approccio all’innovazione concreto e significativo. Progettiamo percorsi formativi accessibili ed efficaci, orientati allo sviluppo di competenze tecniche, trasversali e digitali, con un approccio sempre più esperienziale che integra anche tecnologie emergenti come la VR.

La mia prima esperienza con la VR in ambito formativo risale al 2019. Da allora mi sono occupata di sperimentazione, ricerca e riflessione continua, con l’obiettivo di comprendere come la VR possa essere utilizzata in modo realmente efficace e intenzionale in ambito educativo — andando oltre il semplice fascino tecnologico o dimostrativo.

Quella che inizialmente era una curiosità è diventata presto una passione, portandomi a esplorare il potenziale educativo della VR, in particolare nei contesti in cui l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta è fondamentale.

Un esempio significativo è il progetto IMMER.SAFE – Immerse to learn, work to live, in cui la VR è stata integrata nella formazione sulla sicurezza industriale. I partecipanti hanno potuto vivere scenari operativi e situazioni di rischio in un ambiente sicuro e controllato, aumentando la consapevolezza e la comprensione dei comportamenti corretti.

Questo progetto ha dimostrato chiaramente che, quando la VR è progettata con attenzione e inserita in percorsi formativi strutturati, può diventare una risorsa strategica per la formazione, rendendo l’apprendimento più coinvolgente, memorabile e strettamente connesso alle situazioni lavorative reali.

Nel complesso, il riscontro è stato molto positivo, anche se inizialmente sono emerse alcune esitazioni, principalmente dovute alla novità della tecnologia. Con il tempo, tuttavia, ho visto la VR diventare sempre più concreta e consolidata nei contesti formativi.

Un aspetto che ho trovato particolarmente significativo è il modo in cui la VR va oltre il semplice strumento formativo. Un commento di un partecipante mi ha fatto riflettere sulla sua capacità di avvicinare generazioni diverse, offrendo un terreno comune tra chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro e chi ha un’esperienza consolidata.

Il principale vantaggio della VR risiede nella sua capacità di passare da un modello trasmissivo dell’apprendimento a uno realmente attivo ed esperienziale, in cui i discenti non sono più destinatari passivi ma protagonisti del proprio percorso formativo.

La VR favorisce l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta, aumentando attenzione e coinvolgimento e rendendo la formazione più efficace perché agisce contemporaneamente sulle dimensioni cognitiva, emotiva e comportamentale.

Apprezzo in particolare la possibilità di creare ambienti di apprendimento sicuri e non giudicanti, in cui le persone possono sperimentare, commettere errori e riflettere sulle proprie azioni. La Realtà Virtuale rappresenta un’evoluzione nel modo di fare formazione: non sostituisce i metodi tradizionali, ma li integra e li potenzia, rendendo l’apprendimento più significativo e più facilmente trasferibile nella pratica professionale.

Dalla mia esperienza, le organizzazioni si trovano a stadi molto diversi. Alcune sono già fortemente orientate verso l’uso delle tecnologie immersive, mentre altre stanno ancora osservando e valutando il loro potenziale. L’ecosistema non è ancora pienamente maturo, ma interesse e apertura sono chiaramente in crescita, soprattutto tra le organizzazioni che investono in innovazione e nel coinvolgimento delle persone.

L’accesso a opportunità di finanziamento gioca un ruolo cruciale, poiché contribuisce a ridurre le barriere economiche iniziali. I progetti finanziati permettono alle organizzazioni di testare la VR in contesti reali, valutarne l’impatto e comprenderne meglio il valore, favorendo un’adozione più graduale e sostenibile.

Per queste ragioni, mi aspetto che la VR svolga un ruolo sempre più importante nei processi di apprendimento e sviluppo nei prossimi anni, diventando una componente più strutturata e familiare nello sviluppo delle competenze.

Per me, la VR funziona davvero quando è al servizio dell’apprendimento e non quando diventa protagonista fine a sé stessa. La considero efficace soprattutto quando aiuta le persone a mettersi in gioco, a osservare i propri comportamenti e a riflettere su ciò che fanno, creando un collegamento diretto con la pratica quotidiana.

Per questo continuerò a utilizzarla e svilupparla nelle mie attività di formazione, con grande attenzione alla progettazione e agli obiettivi. Cerco una formazione che lasci traccia nel tempo e che si traduca in cambiamenti concreti, nel modo di lavorare e di relazionarsi.

A chi si avvicina oggi alla VR consiglierei di sperimentare senza pregiudizi. L’esperienza diretta è il modo più efficace per comprenderne davvero il potenziale.