In questa intervista, il professor Alessandro Innocenti, direttore del Lab VR del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, racconta il ruolo della realtà virtuale come ambiente sperimentale per studiare il comportamento umano e migliorare la formazione sul lavoro. A partire dalla sua esperienza nell’economia sperimentale e nelle simulazioni VR per la sicurezza, evidenzia come le tecnologie immersive possano potenziare l’apprendimento, monitorare l’ergonomia dei lavoratori e supportare una formazione industriale più sicura ed efficace.

L’intervista video è stata realizzata dal Santa Chiara FabLab dell’Università di Siena. Di seguito al video è riportata la trascrizione integrale.

Intervistatrice: Buongiorno a tutte e tutti, oggi siamo con Alessandro Innocenti, professore di Politica Economica presso il Dipartimento di Scienze Sociali Politiche e Cognitive dell’Università di Siena, coordinatore del laboratorio di Economia sperimentale LabSi e coordinatore del LabVR, ovvero il laboratorio di realtà virtuale del Santa Chiara Lab. Buongiorno professore e grazie ancora per aver accettato il nostro invitato.

Prof. Innocenti::Buongiorno, grazie a voi.


Intervistatrice: Per iniziare può spiegarci di cosa si occupa e quali sono i suoi interessi di ricerca?

Prof. Innocenti: Certo. Io sono appunto un economista e arrivo ad occuparmi di realtà virtuale in questa fase della mia carriera, partendo dall’economia sperimentale.

Per me la realtà virtuale è prima di tutto un ambiente per la ricerca sperimentale: uno spazio in cui studiare come comportamenti non solo economici, ma più in generale umani possano essere approfonditi e sottoposti alla lente della ricerca. Si tratta di un ambiente digitale, virtuale ma isolato, nel quale ho avviato — fin da quando ho cominciato a lavorare in questo ambito — il laboratorio e le mie attività sulla realtà virtuale.

Ho sempre detto che la realtà virtuale si avvicina ad un “laboratorio sottovuoto” delle scienze sociali e umane.

“Sottovuoto” nel senso che nelle scienze STEM (Ndr: Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) la ricerca sperimentale viene svolta in ambienti isolati dal mondo esterno.

Nella ricerca sul comportamento umano, invece, non è possibile isolare il soggetto dalle determinanti esterne. Mi riferisco all’ influenza del contesto, che spesso negli esperimenti sfugge all'analisi dello sperimentatore, che si limita al contenuto del design sperimentale.

Dico questo perché sono partito dall’economia sperimentale, in cui sottoponevamo design sperimentali a giovani studenti.

La realtà virtuale per me ha rappresentato soprattutto l'ambito in cui faccio ricerca sperimentale. Poi è venuto il resto, e naturalmente mi porta anche a parlare delle cose che state facendo nel progetto EMPAIRED.


Intervistatrice: Oggi siamo qui per parlare con lei del progetto EMPAIRED, un progetto di cui siamo coordinatori e che stiamo sviluppando con altre due realtà: Moebius e Deep Reality. EMPAIRED è uno dei progetti vincitori della seconda Open Call di Master XR, un progetto europeo che promuove l'adozione delle tecnologie extended reality nella formazione industriale e nella robotica manifatturiera, attraverso una piattaforma aperta e collaborativa.

Il progetto EMPAIRED, nello specifico, si propone di sviluppare un ecosistema empatico basato sull'integrazione di realtà virtuale e sul supporto di un assistente virtuale Algho, mentre la piattaforma ErgonXR, che è stata sviluppata durante la prima Open Call del progetto Master, si occupa del monitoraggio in tempo reale di dati sull'ergonomia fisica.

Adesso le mostreremo un brevissimo video dello scenario che stiamo sviluppando.


video demo


Dopo aver visto la demo del progetto EMPAIRED, quali pensa possano essere le potenzialità e gli eventuali limiti dell’impiego delle tecnologie VR e XR per la formazione in contesti industriali?

Prof. Innocenti: Dunque, Ergon è un progetto che, fin dal primo momento in cui me ne avete parlato, ho ritenuto molto interessante. Dovete sapere che io lavoro dal 2016 sulla sicurezza sul lavoro in realtà virtuale e, insieme al laboratorio, abbiamo prodotto molte simulazioni in realtà virtuale per formare i lavoratori sulle procedure di sicurezza sul lavoro.

Questo ci ha portato naturalmente a occuparci non solo dei rischi fisici legati al processo produttivo, ma anche dei rischi legati all'essere lavoratore; quindi anche la corretta posizione ergonomica del lavoratore è un oggetto della nostra attività. Una possibilità come questa, cioè di studiare la postura ergonomica del lavoratore, è fondamentale per insegnare ai lavoratori come evitare problemi alla propria sicurezza e alla propria salute.

Proprio in questi mesi stiamo portando avanti un progetto su cui abbiamo anche affrontato il problema della salute e sicurezza nel lungo periodo dei lavoratori: ed è un progetto che riguarda l'industria della conceria in Toscana, ma che riguarda, naturalmente, anche gli altri poli produttivi in Italia. Naturalmente — come nelle simulazioni che abbiamo fatto per INAIL sulle cave di Marmo, per Rubes Triva sui servizi pubblici urbani — anche nella conceria ci sono rischi dovuti al modo in cui il lavoratore si pone nella propria attività quotidianamente e che riguardano l'equilibrio ergonomico dell'operatività.

È difficile studiare in realtà virtuale tutta la postura del corpo se non ricorrendo, come avviene in ErgonXR, a sensori che consentano di rappresentarla in tempo reale e in modo continuo. Questa è una possibilità molto utile proprio nel nostro settore, quello della sicurezza sul lavoro, che riguarda più in generale la salute complessiva del lavoratore, anche quella nel lungo periodo.

Pensate: noi abbiamo concluso da pochi mesi un progetto di due anni con INAIL sui lavoratori delle cave a cielo aperto, che è un settore molto pericoloso, in cui ogni anno purtroppo assistiamo a morti durante l'attività. Proprio per questo gran parte delle nostre simulazioni (ne abbiamo fatte quattro che sono state prodotte e distribuite da INAIL) riguardano proprio i rischi che si corrono direttamente in cava da parte del lavoratore nello svolgimento dell'operatività.

Riuscire — con tutti i limiti attuali, ma naturalmente con la progettualità che state portando avanti — ad associare a ogni simulazione una rilevazione puntuale di come il lavoratore, mentre simula la propria attività in realtà virtuale, si muove correttamente o meno rispetto al suo equilibrio fisico ed ergonomico è assolutamente essenziale.

Coloro che lavorano con noi — c'è quindi INAIL, l'Associazione Conciatori, la Fondazione Rubes Triva o i gruppi che si occupano, per esempio, dei servizi urbani; mi riferisco al Gruppo HERA a Bologna, al Gruppo ALIA a Firenze, al Gruppo AMA a Roma — sono molto interessati non solo a evitare gli incidenti che normalmente avvengono nell'attività di chi si occupa dei servizi pubblici urbani, ma anche di insegnare al lavoratore come può evitare danni alla propria struttura fisica, che sono oggetto, naturalmente, dell'applicazione che state sviluppando.

Quindi ritengo che sia non solo una cosa molto utile per noi che lavoriamo in questo settore come fornitori di simulazioni e di servizi, ma anche una possibilità attualmente richiesta dai nostri committenti, che ci chiedono sempre più spesso di occuparci della salute ergonomica dei propri lavoratori.

Ci vedo quindi molte potenzialità e credo che sia una strada che troverà molta attenzione e interesse da parte delle imprese; non solo delle istituzioni che si occupano di salute e sicurezza, ma anche di chi gestisce i processi produttivi, gli impianti e i macchinari utilizzati dai lavoratori, compreso l’uso manuale degli strumenti e delle attrezzature.


Intervistatrice: Ok, grazie mille. Data la sua esperienza, quali, pensa, possano essere le strategie efficaci per valutare se l'apprendimento in contesti virtuali corrisponde effettivamente ad un apprendimento reale in fabbrica o sul posto di lavoro?

Prof. Innocenti: Questa è la domanda più importante per chi si occupa di realtà virtuale: quanto ha senso lavorare su processi virtuali simulati in un visore? Come sapete, nel laboratorio del Santa Chiara Lab abbiamo anche la CAVE (Ndr: Cave Automatic Virtual Environment, una camera immersiva in cui vengono retroproiettate immagini 3D generate dal computer che consentono di svolgere simulazioni sperimentali delle interazioni sociali e dei comportamenti economici, psicologici e sociali). Ma il punto resta questo: quanto è realistico e quanto è utile, alla fine, l’apprendimento del lavoratore?

È una domanda da cui sono partito nella mia attività ormai da dieci anni — da quando il laboratorio è stato aperto — e fin dall’inizio mi sono convinto, sulla base delle ricerche che ho consultato e a cui ho contribuito, che la realtà virtuale rappresenti uno strumento essenziale per l’apprendimento.

Non solo per l'argomento che tutti conoscono, e che è il più comunemente diffuso, cioè il fatto che si ha esperienza diretta del processo produttivo di cui si occupa (quindi apprendimento esperienziale), ma anche perché la forza di un ambiente tra virgolette, “sperimentale”, cioè isolato da tutti quegli elementi che possono accidentalmente o in maniera indiretta condizionare il comportamento del lavoratore per correggerlo o semplicemente per monitorarlo e capirlo, sono esclusi in realtà virtuale.

Questa caratteristica della realtà virtuale è definita “sostituzione efficace dei sensi”. Gran parte dei nostri processi cerebrali, infatti, sono automatici, in particolare quelli di tipo emotivo. Nel campo della sicurezza sul lavoro questo riguarda soprattutto la paura e la percezione dei rischi, che attivano una serie di reazioni automatiche e spontanee. Sono risposte che il cervello mette in atto senza che sia necessario un controllo consapevole.

Per questo utilizzo il termine “processi senza accesso introspettivo”: se si ha paura di qualcosa, non è necessario essere consapevoli di avere paura perché quella paura produca comunque i suoi effetti.

Questa cosa vale in realtà virtuale: se noi sottoponiamo un ambiente virtuale ad un soggetto in caschetto, siamo sicuri che i sensi del soggetto reagiscono autonomamente all'ambiente che, per il senso cosiddetto di 'presenza', viene simulato in caschetto.

Questa illusione cognitiva è alla base della capacità della realtà virtuale di essere un ambiente di apprendimento molto efficace per insegnare e per apprendere, o per correggere comportamenti che sono dannosi dal punto di vista della sicurezza o dannosi dal punto di vista della salute del lavoratore.

Io ho cominciato a lavorare nella VR quando se ne parlava soprattutto come uno strumento di gaming. Ancora oggi questo è il messaggio principale che proviene dai maggiori produttori di realtà virtuale — non solo Meta, ma anche Apple, HTC Vive e altri.

Tuttavia credo che, dopo questa fase ormai piuttosto lunga — sono almeno sei o sette anni che la VR all-in-one, cioè un caschetto separato dal computer, è facilmente trasportabile e relativamente poco costosa — emergeranno sempre di più altri ambiti di utilizzo. I prezzi dei visori, infatti, sono passati da migliaia di euro a poche centinaia.

Per questo penso che la vera forza della VR si affermerà proprio in quei contesti che finora sono stati studiati soprattutto negli atenei, ma che stanno diventando sempre più parte della formazione e, più in generale, delle attività delle imprese.

Ci tengo ad aggiungere che girando per i vari convegni e fiere di realtà virtuale in Europa, ho potuto osservare che nei paesi europei — specialmente in Germania, paesi scandinavi e anche in Francia e Spagna — non sono più solo le grandi imprese ad adottare una formazione interna dei nuovi assunti con l'uso della realtà virtuale.

Si parla di solito di clean room, (Ndr: camera bianca, ambiente a contaminazione controllata), in cui il programmatore dell’azienda costruisce un ambiente virtuale nel quale tutti i processi produttivi dell'impresa possono essere appresi e utilizzati.

Capite bene che cambia moltissimo da una fase in cui la formazione dei nuovi assunti avveniva attraverso strumenti reali — con tutti i rischi che possono insorgere dall'usare direttamente macchinari e svolgere processi costosi e pericolosi — a una situazione in cui questa formazione avviene senza problemi di tempo né di rischio attraverso la realtà virtuale.

Ed è la scommessa più importante che anche noi stiamo facendo; anche voi con questo progetto.


Intervistatrice: Ok, grazie mille. Con questa domanda si conclude la nostra intervista e la ringraziamo nuovamente per il tempo che ci ha dedicato e per il suo prezioso contributo.

Prof. Innocenti: Grazie a voi e buon lavoro.


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