In questa intervista, Silvia Innocenzi, AI Solution Manager presso Skilla, una digital learning company che progetta esperienze formative innovative per il settore aziendale, condivide la sua esperienza nello sviluppo di soluzioni di apprendimento basate sull’intelligenza artificiale e su tecnologie immersive. A partire dal suo background nell’educazione digitale, nella realtà virtuale, nella simulazione e nella gamification, racconta come la Realtà Virtuale possa creare ambienti di apprendimento sicuri, esperienziali e come la sua integrazione con AI, analytics e tecnologie adattive possa contribuire a delineare il futuro della formazione professionale.

Il futuro della formazione non sarà semplicemente digitale o immersivo: sarà integrato.

Sono AI Solution Manager presso Skilla, una digital learning company che progetta esperienze formative innovative per il mondo aziendale. Il mio ruolo consiste nel guidare lo sviluppo di soluzioni di apprendimento basate sull’intelligenza artificiale, integrando tecnologie emergenti come la VR, la simulazione immersiva e la gamification in percorsi strutturati.

Mi occupo di definizione dei prodotti, valutazione delle tecnologie, coordinamento di team e progettazione di esperienze che siano non solo tecnologicamente avanzate ma realmente efficaci dal punto di vista pedagogico.

Mi occupo di tecnologie dell’istruzione dal 1998. Ho iniziato in ambito universitario e di ricerca, lavorando sull’e-learning agli esordi della sua diffusione in Italia, per poi proseguire negli ultimi dieci anni nel contesto aziendale. Ho attraversato l’evoluzione dalla formazione tradizionale al digital learning, fino alle esperienze immersive e oggi all’integrazione tra AI e formazione. Questo percorso mi ha permesso di osservare da vicino come cambiano le tecnologie, ma soprattutto come cambiano le culture formative.


Qual è la sua esperienza con l’uso della VR nella formazione? Può condividere un esempio concreto di applicazione in un contesto industriale e/o ergonomico?

Negli ultimi anni ho seguito diversi progetti di formazione immersiva in VR, in particolare in ambito aziendale. In uno di questi, abbiamo sviluppato un’esperienza di simulazione a 360° che permetteva ai partecipanti di calarsi in una situazione professionale complessa, prendendo decisioni in prima persona e ricevendo feedback immediati sulle proprie scelte.

L’esperienza era costruita secondo una logica induttiva: prima l’utente agisce, poi riceve un feedback strutturato e può riprovare. Abbiamo integrato video immersivi, interazioni decisionali, momenti di esplorazione ambientale e anche riconoscimento vocale basato su AI, che permetteva di analizzare in tempo reale la risposta dell’utente.

Il valore principale non era solo l’effetto immersivo, ma la possibilità di apprendere dall’errore in un ambiente sicuro, senza conseguenze reali, consolidando immediatamente i principi teorici attraverso la pratica.

Anche se non ho lavorato direttamente su progetti ergonomici industriali, vedo un parallelo molto forte: la VR permette di simulare situazioni complesse, ripetibili, ad alto impatto emotivo o operativo, rendendo l’apprendimento esperienziale anche in contesti che altrimenti richiederebbero un laboratorio fisico o condizioni difficilmente riproducibili.


Come è stata accolta questa tecnologia dai partecipanti alla formazione?

L’accoglienza è stata molto interessante. C’è sempre una fase iniziale di curiosità mista a scetticismo, soprattutto nei contesti aziendali meno abituati alle tecnologie immersive. Tuttavia, una volta indossato il visore e iniziata l’esperienza, la reazione cambia radicalmente.

Il coinvolgimento emotivo è uno degli elementi più evidenti: le persone non assistono alla formazione, la vivono. Questo produce maggiore attenzione, concentrazione e memoria dell’esperienza.

Abbiamo raccolto feedback molto chiari su tre aspetti:

  • La possibilità di sperimentare senza sentirsi giudicati.
  • La consapevolezza immediata dei propri errori..
  • La sensazione di “esserci davvero”, che rende l’apprendimento più concreto.

In alcuni casi, i partecipanti hanno dichiarato di aver compreso dinamiche professionali che in aula erano rimaste astratte.


Secondo lei, quali sono i principali vantaggi della VR rispetto ai metodi formativi tradizionali?

Il primo vantaggio è il passaggio da una formazione descrittiva a una formazione situazionale. Non si parla di ciò che si dovrebbe fare: lo si sperimenta.

Il secondo è l’ambiente sicuro. In VR si può sbagliare senza danni, riprovare, esplorare alternative. Questo è fondamentale sia per competenze tecniche sia per competenze relazionali.

Il terzo è ciò che viene definito embodied learning: l’apprendimento che coinvolge percezione, spazio, azione. Quando il corpo è implicato nell’esperienza, anche la memorizzazione e la comprensione si rafforzano.

Detto questo, la VR non sostituisce la formazione tradizionale: la integra. È uno strumento potente, ma richiede progettazione metodologica solida, altrimenti rischia di rimanere un’esperienza d’impatto ma isolata.


Le aziende sono pronte ad adottare questa tecnologia? E vede un’ulteriore crescita dell’uso della VR nella formazione industriale in futuro?

Siamo in una fase interessante. Dopo un periodo di grande entusiasmo, la VR non è più al centro dell’hype tecnologico, ma questo non significa che sia destinata a scomparire. Anzi, spesso è proprio nelle fasi di apparente rallentamento che le tecnologie trovano una maturazione più solida.

Le aziende oggi non sempre sono pienamente pronte, non tanto per limiti tecnologici — che stanno diminuendo — quanto per aspetti culturali, organizzativi e progettuali. I dispositivi non sono ancora sempre leggeri e semplici da gestire su larga scala, gli spazi aziendali non sono sempre attrezzati, e soprattutto manca ancora una cultura diffusa dell’integrazione della VR nei percorsi formativi quotidiani.

Spesso viene utilizzata come elemento di innovazione puntuale, più che come parte strutturale di un ecosistema di apprendimento.

Sono però ottimista. Credo che l’integrazione tra VR, AI, analytics e adattività possa aprire una nuova fase. Non si tratta solo di simulare, ma di rendere la simulazione intelligente, adattiva, personalizzata. Quando riusciremo a costruire condizioni organizzative e metodologiche adeguate, il potenziale sarà enorme.


In generale, qual è la tua opinione sull’uso della VR per il training in ambito industriale e/o ergonomico? Pensi di continuare ad utilizzarla nelle tue attività di formazione?

La sua efficacia aumenta quando è parte di un sistema integrato: VR per la simulazione, AI per l’analisi delle performance e l’adattività, momenti di riflessione guidata per la rielaborazione.

La sua efficacia aumenta quando è parte di un sistema integrato: VR per la simulazione, AI per l’analisi delle performance e l’adattività, momenti di riflessione guidata per la rielaborazione.

Continuerò sicuramente a lavorare su queste tecnologie, ma sempre con un approccio critico e progettuale. L’innovazione non è nella tecnologia in sé, ma nella capacità di costruire esperienze significative.

Credo che il futuro della formazione non sarà semplicemente digitale o immersivo: sarà integrato. E quando l’integrazione sarà matura, la simulazione non sarà più un evento straordinario, ma uno spazio naturale di apprendimento.

L’innovazione non è indossare un visore: è progettare esperienze che lascino traccia.


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